LETTERA DI PROTESTA
Oltraggi alla dignità e
alla memoria di Marco Pantani ne abbiamo visti tanti dal 5 giugno 1999, quello
di ieri nella trasmissione Giallo uno, è stato particolarmente offensivo ma ci
consola vedere, dai dati audience, che non è stato raggiunto, dalla redazione
della trasmissione, lo scopo principale: vi hanno guardato in pochissimi, la
gente sa ancora scegliere?
Esprimiamo, noi che vi abbiamo guardato, con questa lettera che manderemo a
tutti i giornali, ai siti internet che si occupano di ciclismo e agli sponsor
della vostra trasmissione, la nostra indignazione più profonda.
Un programma montato in modo tale che, subito dopo aver ascoltato dalla signora
Manuela Ronchi, le ragioni che hanno portato Marco verso la depressione e la
tossicodipendenza ( l’ipocrisia di un sistema che aveva voluto trasformarlo nel
dopato d’Italia fingendo , attraverso il suo massacro,di combattere il doping),
si ascoltava un criminologo attribuire senza problematicità alcuna, la
depressione di Pantani al doping.
Facciamo presente che se il doping fosse causa certa e univoca di depressione il
mondo dello sport dovrebbe essere pieno di depressi, con questa affermazione
apodittica e senza contraddittorio alcuno si è voluto , ancora una volta,
trasmettere l’immagine del dopato d’Italia, quell’immagine che è la vera causa
della morte di Marco.
Avevate in studio il Prof.Fortuni che ha rilevato dall’autopsia l’assoluta
integritè e sanità del midollo di Marco e del suo fisico: dove sono le tracce
della dipendenza da sostanze dopanti che lo avrebbe portato alla depressione e
alla droga? C’è un’autopsia a mostrare l’integrità di Marco e il fatto che non
abbia mai abusato di certe pratiche.
Purtroppo, però, al prof.Fortuni sono stati concessi solo due minuti per dire
che era morto di overdose ( notizia veramente sensazionale), mentre si è dato
spazio infinito a una persona che non aveva nulla da dire perché incriminata per
spaccio e perché la sua conoscenza di Marco era, chiaramente , di natura ,
diciamo così, esclusivamente biblica ( Ella lo conobbe…….). Facendola
addirittura passare per la “compagna” di Marco.
Protestiamo, inoltre, per l’oltraggio di aver mostrato il cadavere di Marco in
prima serata senza rispetto alcuno per la sua dignità e per la sensibilità di
quanti, come noi, lo hanno amato e continuano ad amarlo.
Per un anno e mezzo si è evitato questo scempio, ieri è stato perpetrato senza
alcuna motivazione dettata dal dovere di cronaca, a titolo assolutamente
gratuito, al solo scopo di sollecitare la morbosità dei ( pochi) telespettatori.
Ci aspettavamo anche maggiore precisione nei servizi: la siringa di Montecatini
non fu trovata nella camera di Marco ma in una stanza d’albergo già abbandonata
dalla squadra e da Pantani, non fu mai fatta una prova del DNA per stabilire se
fosse davvero sua, il processo deve ancora farsi e lui ha già scontato una
squalifica che, contrariamente a quanto da voi detto, non fu mai ridotta a due
mesi.
Ma tutto serve se si vuole diffondere l'idea del dopato simbolo del doping.
Per noi, e per molti, Marco non è il pretesto per raccogliere un po’ di audience
attraverso il sensazionalismo più oltraggioso, ma un campione E UN UOMO unico e
irripetibile, un artista della vita e del ciclismo, un albatro che
si ride dell'arciere: ma esiliato
sulla terra, fra scherni, camminare
non può per le sue ali di gigante.
Gruppo tifosi on line Nessuno tocchi Pantani
I tifosi del forum del sito www.fondazionemarcopantani.it